Bisogna esere molto forti per amare la solitudine.(Pier Paolo Pasolini)”
  

Il convento del bambù

In un lontano paese, dove la gente si nutriva di germogli di bambù, c’era un canneto di queste piante che, ogni anno, durante la notte che precede il Nuovo Anno, diventava per un’ora d’oro puro. Nessuno doveva tagliare i fusti d’oro, altrimenti, per cinque chilometri tutt’intorno, non sarebbe più nato dalla terra neppure un solo germoglio. Non lontano dal canneto, in un convento, abitava Wang, un monaco solitario, che decise di rubare il bambù d’oro.

La notte precedente il Nuovo Anno, attuo’ il suo piano; ma col suo coltello smussato riuscì a tagliare una sola canna, prima che l’oro si trasformasse di nuovo in bambù. Una sola canna d’oro non bastava a Wang! Rimando’ quindi il suo piano. L’estate seguente, si presento’ al convento un ragazzo; il monachello aveva solo dieci anni, ma Wang gli faceva svolgere da solo tutto il lavoro.

L’ultimo giorno dell’anno, Wang affilo’ il suo coltello; attese che il ragazzo si addormentasse, poi mise una pietra in equilibrio sulla porta del convento, in modo che cadesse in testa al monachello se avesse cercato di seguirlo. Wang si preparo’ ad uscire, ma nella fretta, imbocco’ la porta sbagliata, la pietra gli cadde in testa e lo tramortì.

Quando si risveglio’, ormai era troppo tardi.

Un giorno, durante l’ora in cui, come d’abitudine, il monaco era assente, giunse al convento un bambino che fece amicizia con il monachello e lo aiuto’ nel suo lavoro. Scomparve prima del ritorno di Wang, ma si ripresento’ nei giorni seguenti. In una occasione, Wang rientro’ prima del solito e sentì risa e grida; quando entro’, il bambino fuggì e scomparve in un canaletto. Wang lo seguì e noto’ che nel canaletto erano cresciute delle piantine particolari.

Wang si rammento’ di un’antica leggenda, secondo la quale ogni trecento anni da quelle piante nasceva un bambino. Bisognava tenere il bambino prigioniero per cento giorni e poi mangiarlo, avrebbe ricevuto grandi poteri magici e sarebbe diventato immortale. Wang aspetto’ sette giorni, poi comparve all’improvviso davanti ai due compagni di gioco e il bambino salto’ nel canaletto. Ma Wang aveva preparato una trappola e catturo’ il bambino.

Il monaco raccolse tra le piantine la radice dalla forma umana e si disse tutto contento: “I cento giorni termineranno proprio con l’arrivo del Nuovo Anno”. Poi, chiuse la radice in un baule che nascose con cura. Il mattino del centesimo giorno, Wang affilo’ due grossi coltelli e mise il bambino in un pentolone per farlo cuocere; ma, prima che fosse terminata la cottura, dovette allontanarsi.

Ordino’ al monachello di non aprire la pentola in nessun caso. Il giovane monaco si sedette accanto al fuoco. Wang tardava e il delizioso profumino che proveniva dalla pentola aveva tanto incuriosito il monachello che alla fine sollevo’ il coperchio. Inutile dire come rimase nel vedere il suo amico nella pentola! Scoppio’ a piangere, ma il bambino gli disse: “Non piangere, amico mio! Sbrigati a mangiarmi! Chi mi mangia non morirà e otterrà poteri magici”. Il giovane rifiuto’, ma il bambino gli intimo’: “Se non lo fai tu, mi mangerà il monaco non appena sarà tornato!”

Allora il monachello obbedì e cadde in un sonno profondo. Quando Wang ritorno’, trovo’ il monachello addormentato, noto’ la pentola scoperchiata e, quando scoprì che era vuota, monto’ su tutte le furie. All’improvviso, con suo immenso stupore, vide il monachello che si sollevava in aria fluttuando come una piuma per tutta la cucina.

“Ho mangiato il bambino” disse il monachello “Possiedo grandi poteri magici e so che stai aspettando la notte per tagliare le canne d’oro”. Wang non poteva più nascondere le sue intenzioni e chiese grazia; per punirlo, il monachello lo trasformo’ in un bue d’oro e lo incarico’ di sorvegliare le canne di bambù.

Ogni volta che il bue strappava una foglia, il bambù diventava subito d’oro massiccio; ben presto, l’intero canneto risplendette d’oro e il convento divento’ famoso con il nome di Convento del Bambù d’oro.

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