Non si mente mai cosi' tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia.(Otto von Bismarck)”
  

Cenni storici sulla cartografia in Italia

1. CENNI STORICI

1.1 La “preistoria” della Cartografia
La descrizione della superficie terrestre, o più precisamente i luoghi e le costruzioni dell’uomo, è certamente più semplice effettuarla mediante una rappresentazione grafica piuttosto che con una esposizione verbale. Già i Micronesiani delle Isole Marshall, dediti alla pesca, rappresentavano mediante intreccio di bacchette ed alcune conchiglie su di esse fissate, il loro arcipelago nonché le distanze delle varie rotte da seguire. Simili rappresentazioni andavano bene per aree limitate, con la navigazione e le maggiori distanze coperte fu necessario però ricercare mezzi di misura più appropriati.
I primi veri documenti cartografici a noi pervenuti risalgono alle civiltà Mesopotamiche ed Egiziane a partire dal terzo millennio a.C.. Essi rappresentavano il corso dell’Eufrate e persino mappe di tipo catastale, con la delimitazione delle proprietà mentre l’Egitto aveva già carte Corografiche (descrizione dell’Egitto) e Topografiche (descrizione del corso del Nilo).
I popoli che si affacciarono sul Mediterraneo (Fenici, Greci , Arabi, Romani) riuscirono ad avere una descrizione delle coste abbastanza dettagliata in quanto, con la navigazione, potevano avere misure molto più dettagliate delle distanze valutando i tempi di navigazione. I greci, nel mediterraneo, furono probabilmente i primi a studiare e misurare le forme della terra di cui avevano già la consapevolezza della sua sfericità.
Talete (639-548 a.C.) fu il filosofo greco il fondatore della geografia astronomica ed il primo a prevedere gli eclissi. Anassimandro da Mileto, discepolo di Talete, (610-546 a. C) disegnò la prima carta dell’abitabile, rappresentando graficamente quanto era stato scoperto con la navigazione. A quell’epoca oltre al Mediterraneo era conosciuto anche il continente Africano che era stato già circumnavigato.
Pitagora (570-509), Platone (429-347 a.C.) ed Aristotele (384-322 a.C.) ammettevano la sfericità della terra anche se la ritenevano immobile al centro dell’Universo, sostenendo di fatto la teoria geocentrica poi formulata da Tolomeo. Aristarco da Samo (III sec. a.C.) ipotizzò il Sole al centro dell’Universo con la Terra che gli ruota intorno, tale stravolgente ed innovativa teoria, non fu però accettata dai suoi contemporanei. Eratostene (276-196 a.C.) eseguì per primo una misura diretta delle dimensioni della terra mentre i suoi predecessori l’avevano fino ad allora, soltanto stimata. La misura fu effettuata osservando che nel solstizio d’estate il Sole a Siene (odierna Assuan) era allo zenit mentre ad Alessandria un bastone tenuto verticale (lo gnomone) risultava essere inclinato rispetto ai raggi del Sole di 7° e 12’. La distanza tra le due città, Alessandria e Siene si stimava in circa 5000 stadi. L’errore nella misura dell’arco di meridiano risultò maggiore solo del 11% rispetto a quella reale.
Ipparco (165-125 a.C.) propose per primo di indicare le località terrestri con il riferimento astronomico al firmamento, introducendo quindi per la prima volta le coordinate geografiche: longitudine e latitudine. Le latitudine furono misurate con lo gnomone al solstizio d’estate e le longitudini mediante l’osservazione dell’ora locale al momento dell’eclissi di Luna.

1.2 La cartografia “razionale”
Claudio Tolomeo (100-165) raccolse le conoscenze dei suoi predecessori e costruì la prima carta “razionale”. Ideò la proiezione conica a meridiani rettilinei e la proiezione omeotera, per rappresentare il mondo conosciuto. Nelle sue due opere, l’Almagesto e la Geografia ci tramanda un trattato di astronomia ed una descrizione sulla rappresentazione geografica della terra sulla sfera e sul piano. Introdusse i paralleli ed i meridiani e compilò un elenco di nomi delle maggiori località individuate mediante coordinate geografiche (misurazioni astronomiche). Spiegò le leggi del moto apparente degli astri e formulò la sua teoria geocentrica del sistema solare. Questa teoria verrà accettata da tutto il mondo scientifico fino al XVI secolo, quando fu posta in discussione da Copernico.
Con i Romani la cartografia è utilizzata per esigenze pratiche, supporto alle conquiste militari e per la gestione dei territori conquistati.
Tra gli strumenti utilizzati per le misure troviamo la groma (squadro) e l’odometro (distanziometro). I resti delle centuriazioni realizzate dai Romani hanno lasciato una impronta sul terreno oggi ancora ben visibile.
Con Tolomeo viene consolidata la cartografia razionale ma dopo di lui non abbiamo nel mediterraneo una vera scienza cartografica. La scienza greco-romana declinò rapidamente passando decisamente al mondo arabo. In pratica, dopo Tolomeo, la scienza cartografica ha un brusco arresto.
Nel III e IV secolo ci fu una regressione delle scienze cartografiche a causa dei barbari e del dogmatismo della Chiesa Cristiana, nella sua autoritaria interpretazione delle Sacre Scritture. La terrà ritornò ad essere piana, anche se i libri di Tolomeo acquistarono, per quanto riguarda la teoria geocentrica, un carattere dogmatico. La cartografia dei primi secoli cristiani assume quindi un aspetto decisamente infantile e primitivo.
S. Girolamo (331-420 assunto poi come “Santo protettore dell’IGM” ) fu uno dei più efficaci testimoni delle conoscenze della sua epoca anche se ne fu naturalmente estremamente influenzato.
Nel V secolo, nella produzione di carte, si cominciò a disporre l’oriente in alto (da qui probabilmente discende il nome “orientare una carta”). I greci, per pale disposizione, avevano sempre adottato il Nord mentre gli arabi il Sud, questa la ragione per cui alcune carte antiche arabe sono “capovolte”.
Dal VI al XIII secolo furono gli Arabi allora i veri conservatori della scienza cartografica greco-romana che era sparita dopo il crollo di Roma mentre solo con le Crociate il mondo latino ha un nuovo impulso alla creazione di carte nautiche, necessarie per le operazioni militari. Riappaiono di nuovo le carte di Tolomeo e si assiste alla rinascita delle scienze cartografiche.
Nel secolo XIII con la crescita delle navigazioni a scopo commerciali ed all’uso della bussola, nascono le prime carte nautiche. Tra le più antiche abbiamo la “carta Pisana”. ove era molto ben delineato l’andamento costiero e le insenature. A quell’epoca si era ancora convinti che viaggiando per una certa direzione (“venti” venivano detti) si effettuasse il percorso minimo. I navigatori avevano però osservato che nella rappresentazione delle carte nautiche le distanze non venivano conservate.
Marco Polo (1271-1295) con i suoi viaggi arricchisce le conoscenze geografiche, e permette al cartografo e navigatore Cristoforo Colombo di intraprendere il suo viaggio verso la scoperta dell’America. Nelle carte utilizzate per progettare il suo viaggio osserviamo due gravi errori: la misura dell’arco di grado equatoriale che era circa il 25% più piccolo ed il tragitto effettuato da Marco Polo (ricostruito dalle sue memorie nel Milione) che era stimato maggiore di quello reale.
Paolo Toscanelli (1397-1482) sostenne pienamente la teoria di C. Colombo, ovvero la possibilità di raggiungere il Catai navigando verso Ovest, dando tra l’altro la reale distanza da percorrere: circa 6500 miglia, invece delle 2600 calcolata dallo stesso Colombo che le aveva però dedotta da errate valutazioni.
Nel 1569 Mercatore (1512-1594) annuncia la creazione di una nuova carta a “latitudine crescente”: abbiamo le prime carte con proprietà isogone. Finalmente i navigatori hanno una cartografia con cui tracciare le proprie rotte.
Pretorius (1537-1616) costruisce uno strumento topografico, la tavoletta Pretoriana, per effettuare la misurazione sul terreno. Questo strumento verrà utilizzato fino agli inizi del secolo scorso.
Ad Abramo Ortelio (1527-1598) si deve la pubblicazione del primo Atlante speciale seguito poi dal Theatrum Orbis Terrarum che sentenziò la chiusura definitiva della oscura parentesi medievale e la definitiva rinascita delle scienze cartografiche.
La carta d’Italia assume un aspetto più simile a quello reale, gli errori di Tolomeo (Italia estesa troppo in longitudine) vengono corretti. Il Mangini conferisce oramai quasi una forma definitiva alla nostra Penisola (1608).
Nel 1615 Snellius (1591-1626) misurò accuratamente una “base” appoggiandoci una rete triangolare per coprire l’intero territorio Olandese, fornendo uno strumento indispensabile per la nascita della futura geodesia operativa. Con questi elementi e determinando con osservazioni astronomiche l’azimut di un lato, ossia la distanza angolare del suo piano verticale dal meridiano, ottenne l’orientamento della rete. Determinò inoltre le differenze di latitudine fra i punti con misure dell’altezza della stella polare. Anche se i risultati furono inficiati da un errore grossolano nei calcoli, il procedimento fu di grande importanza ed estremamente innovativo.
Calcoli successivi, una volta eliminati gli errori, diedero come risultato un arco di 1° pari a 111274m, un valore errato di soli 173m.

1.3 La forma della Terra
Newton (1643-1727) con la sua “gravitazione universale” ipotizza la terra di forma ellissoidica anziché sferica, considerando le condizioni teoriche sulla figura di equilibrio di una massa fluida in rotazione attorno al proprio asse.
Nel 1730 l’Accademia Francese, per confermare questa ipotesi, decide di misurare due archi di meridiano a latitudini differenti: uno in prossimità dell’equatore ed uno più possibile vicino al Polo.
Le operazioni di misura fatte in Perù (1°=110613m) ed in Lapponia (1°=111946m) confermarono pienamente la teoria di Newton: la terra aveva una forma di ellisse schiacciata ai poli. I parametri a e b (semiasse maggiore e minore dell’ellissoide di rotazione) sono infatti legati alla misura dell’arco di meridiano compreso tra due latitudini da una relazione geometrica f(j1, j2, a, b) = (distanza di arco). Effettuando più misure, a diverse latitudini, si ricavano i valori più probabili dei parametri cercati.
Nel 1800-1860 Bessel (1784-1846) ed altri effettuano lavori per la determinazione dell’arco di meridiano della terra. Bessel elaborò i primi dati ottenuti fino ad allora e trovò i parametri migliori per un ellissi di rotazione: a=6377397m , schiacciamento con f= 1/299,153m). Nel 1861 si costituì una Associazione Geodetica Internazionale per dirigere i lavori comuni degli Stati Europei. Nel 1878 Clarke riassume di nuovo i dati delle misure e trova a=6378190m ed f= 1/293.5, ed infine Haford ottiene a=6378388m ed f=1/297, definendo i parametri dell’ellissoide internazionale che verrà poi utilizzato per la definizione del sistema Geodetico “Roma 40” ed “ED50” in sostituzione dell’ellissoide di Bessel.

1.4 Alcune tappe fondamentali nella cartografia nel secolo scorso
⦁ nel 1920 vengono effettuate le prime prese fotogrammetriche da aereo e negli anni 30 l’I.G.M. inizia la prima produzione di cartografia a scala 1:25.000 con tali metodologie. La nuova procedura, attualmente ancora alla base della produzione della cartografia, permette di ottenere un modello in scala della superficie terrestre che evita al topografo gran parte del faticoso lavoro di ricognizione sul terreno. E’ il primo vero sconvolgimento nel mondo cartografico che, dopo secoli, trasforma radicalmente il modo di produrre la carta topografica migliorandone sensibilmente l’aspetto geometrico.

⦁ Nel 1980 fa ingresso nel mondo cartografico l’informatica. Il computer permette di effettuare i complessi calcoli di compensazione delle reti geodetiche, calcoli fortemente condizionati dagli inadeguati strumenti fino ad allora disponibili. Vengono introdotti editor grafici e disegnatori automatici (plotter) raggiungendo una automazione cartografica che ha fortemente avvantaggiato molte fasi della catena produttiva. Lo scopo resta però ancora quello di produrre, seppur con strumenti informatici, la cartografia tradizionale.

⦁ Nel 1988 viene utilizzato per fini geodetici il GPS. Lo strumento consente misure di alta precisione, paragonato agli strumenti classici, nelle misure di campagna. Una rete di satelliti in orbita attorno alla terra permette la determinazione del punto di stazione in tempi rapidi. Il GPS viene utilizzato, per le sue caratteristiche, per la misurazione di nuove rete geodetiche fino a sostituire gradualmente i tradizionali strumenti: teodoliti e distanziometri.

⦁ Agli inizi degli anni 90 sono utilizzate le immagini da satellite SPOT per la creazione delle prime ortoimmagini, che saranno sempre di più affiancate alla cartografia tradizionale. La risoluzione a terra degli ultimi satelliti è migliore di 1m e la produzione di DTM a copertura mondiale viene effettuata con voli shuttle all’inizio del nuovo millennio. Il satellite, anche se non ha sostituito, e non sostituirà probabilmente per molto tempo ancora, la tradizionale foto aerea ha profondamente inciso sulla produzione di dati geografici. La nuova tecnologia consente di sostituire con ortoimmagini i primi originari prodotti, fotopiani ed ortofotocarte, ottenuti con strumentazioni ottiche-meccaniche negli scorsi decenni.

⦁ Dal 2000 viene iniziata dall’IGM la prima produzione di un database a grande scala (1:25.000) sulla scia dell’esperienza già maturata in tale campo con database a piccola scala (1:250.000). I software permettono la produzione e la validazione di dati geografici in forma vector con struttura topologica. Finalmente nella cartografia avviene una vera e profonda trasformazione: l’utente che ha di fronte finalmente un nuovo prodotto da utilizzare per le sue applicazioni GIS.

1.5 Formazione della Carta d‘Italia alla scala 1:25.0000
All’epoca della proclamazione del Regno d’Italia e dell’unificazione completa del territorio (1859-1870), l’Italia era quasi interamente coperto da una cartografia topografica disomogenea e multiforme.

Il Piemonte e la Liguria
province continentali del Regno di Sardegna, erano quasi completamente coperte dalla “Carta topografica degli stati di S.M. Sarda in Terraferma”, composta da 91 fogli di 0,7 m x 0,5 m di cui 86 pubblicati.
La carta era nella proiezione di Flamsteed modificata ed aveva l’orografia rappresentata a tratteggio a luce obliqua, senza curve di livello e con rarissime quote.

La Sardegna
era dotata soltanto di una carta alla scala 1:250.000, su due fogli di 0,90 x 0,70 m, costruita negli anni 1835-38.
Anche questa carta era nella proiezione di Flamsteed modificata e con l’orografia a tratteggio a luce obliqua integrata però da numerose quote batimetriche desunte da precedenti rilievi inglesi e francesi.

Il Regno Lombardo-Veneto
disponeva di una Carta Topografica Generale ed omogenea alla scala 1:86.400, pubblicata in 42 fogli nel 1833 dall’Istituto Geografico Militare dello Stato Maggiore Austriaco.
La carta, derivata da rilevamenti esistenti e dalle mappe catastali ridotte di scala, era nella proiezione di Cassini ed aveva l’orografia a tratteggio a lumeggiamento zenitale.

I Ducati di Modena e Parma, il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio
erano anch’essi dotati di carte topografiche alla scala 1:86.400, simili alla carta del Lombardo-Veneto in quanto realizzate dallo stesso Istituto Geografico Militare. Le carte poggiavano su regolari triangolazioni e derivavano da precedenti rilievi e dalle mappe catastali convenientemente ridotte.

Il Regno delle Due Sicilie
sin dal 1814, tramite l’Ufficio Topografico di Napoli aveva dato inizio ai lavori per la costruzione di una carta di grandissima precisione, basata su una rete trigonometrica d’avanguardia e su rilievi diretti sul terreno da eseguirsi con le più avanzate tecniche dell’epoca. In particolare la carta doveva avere l’orografia rappresentata mediante curve di livello, scelta questa molto coraggiosa e per quei tempi sicuramente d’avanguardia.

I lavori andarono avanti a rilento, tanto che nel 1860 erano state completate soltanto 128 tavolette al 20.000 delle province continentali e 40 della Sicilia.
L’unica copertura del Regno disponibile rimaneva, quindi, l’antica carta alla scala 1:111.000 realizzata alla fine del secolo precedente e per la Sicilia, quella a scala assai più piccola ricavata dalla carta dello Schmettau.

All’inizio del 1900 l’Italia disponeva già di reti geodetiche, planimetriche e altimetriche, precise ed omogenee, in grado di soddisfare per molti anni le più svariate esigenze della cartografia.

La situazione cartografica del territorio italiano all’epoca della proclamazione del Regno d’Italia, poteva ritenersi soddisfacente per il Piemonte e la Liguria, dotate di cartografia alla scala 1:50.000 e per le restanti regioni del Nord e del Centro coperte da buona cartografia alla scala 1:86.400, mentre era sicuramente deficitaria per le province continentali e insulari dell’ex Regno delle Due Sicilie.
Apparve pertanto evidente provvedere, come primo atto, al completamento della “Carta delle Province Meridionali”, progettata e iniziata sin dal 1814, ma realizzata soltanto in minima parte.
A questo scopo il Parlamento approvò, il 10 agosto 1862, la spesa di due milioni in 8 esercizi a partire dal 1862 per il “Compimento dei rilievi e lavori di formazione della carta topografica delle Province Meridionali”.
La carta sarebbe stata realizzata nella proiezione di Bonne, con le stesse caratteristiche di quella degli Stati Sardi e composta da 174 fogli alla scala 1:50.000.
I rilievi sarebbero stati eseguiti con la tavoletta pretoriana con diottra a cannocchiale distanziometrico e con ecclimetro.
L’orografia sarebbe stata a curve di livello con equidistanza di 10 m.
Completati i lavori geodetici, nel 1865 iniziarono i rilievi topografici di campagna, a partire dalla Sicilia, che procedettero con regolarità e con rapidità superiore al previsto. Nel 1868, infatti, tutta la Sicilia era rilevata.
Il neonato Istituto Topografico Militare, istituito nel 1872, contemporaneamente alla realizzazione dell’opera descritta, iniziò anche l’aggiornamento della cartografia delle restanti regioni italiane.

Nel 1875 in base alla legge del 29 febbraio, che istituiva la realizzazione della Carta Topografica d’Italia basata su 277 fogli al 100.000 divisi in 4 quadranti al 50.000, i lavori vennero estesi a tutto il territorio dello Stato eseguendo levate promiscue alla scala 1:50.000 e alla scala 1:25.000 in funzione delle zone militarmente più importanti.

Nel 1873 i lavori furono eseguiti in Basilicata e Calabria (scala 1:50.000);

Nel 1874 i lavori furono eseguiti in Puglia (scala 1:50.000);

Nel 1875-76 i lavori furono eseguiti in Abruzzo (scala 1:50.000);

Nel 1887- 89 i lavori furono eseguiti in Liguria, Regioni Appennino Settentrionale, zone alpine delle alpi occidentali e centrali, Toscana Occidentale, Lazio (scala 1:50.000);
La valle del Po piemontese e lombarda, le prealpi venete, la valle inferiore dell’Arno (scala 1:25.000);

Nel 1892 erano ultimati i rilievi di tutta la regione alpina (scala 1:50.000) e della pianura padana (scala 1:25.000);

Nel 1896 furono eseguiti i rilievi in Toscana orientale, Umbria, Marche (scala 1:50.000), e la zona costiera adriatica sino alla foce del Chienti (scala 1:25.000);

Come programmato le levate furono eseguite parte alla scala 1:50.000 e parte alla scala 1:25.000, dando luogo complessivamente a 1666 elementi cartografici :
– 661 quadranti alla scala 1:50.000;
– 1005 tavolette alla scala 1.25.000;

le caratteristiche tecniche della Carta, definite a seguito di approfonditi studi, erano le seguenti:
⦁ proiezione policentrica di Sanson-Flamsteed, detta anche “proiezione naturale” per la semplicità di realizzazione, sia per il rilievo originale che per la carta derivata;
⦁ sistema di riferimento geodetico costituito dall’ellissoide di Bessel orientato a Genova, con il meridiano origine della longitudine quello passante per Roma-Monte Mario;
⦁ fogli squadrati secondo il reticolato geografico e ampi 30 primi in longitudine e 20 primi in latitudine; ogni foglio al 100.000 suddiviso a sua volta, in quattro quadranti al 50.000 e in sedici tavolette al 25.000;
⦁ orografia rappresentata mediante curve di livello e tratteggio a lumeggiamento zenitale modificato;
⦁ veste tipografica in colore unico (nero) per tutte le categorie di particolari topografici;

L’equidistanza delle curve inizialmente scelta pari a 10 m per le levate al 50.000 e a 5 m per quelle al 25.000, a partire da 1886 fu ridotta rispettivamente a 50 m e 25 m, usando le curve ausiliarie con equidistanza di 5 m soltanto per le zone di pianura o quando necessario per esprimere meglio le forme del terreno.
Dagli stessi lavori di campagna, inoltre, fu gradualmente derivata la Carta d’Italia “artisticamente finita” alla scala 1:100.000, in colore unico con l’orografia a curve di livello, equidistanza di 50 m, e a tratteggio a lumeggiamento zenitale modificato.

1.6 L’aggiornamento della CARTA D’ITALIA e l’avvento della cartografia fotogrammetrica.

I lavori di revisione e di aggiornamento ebbero inizio mentre erano ancora in corso i rilievi per la formazione della Carta d’Italia, dapprima saltuariamente e a partire dal 1894 con le ricognizioni sistematiche delle levate più antiche o più importanti per lo sviluppo economico o per le esigenze militari.
Le ricognizioni interessarono inizialmente la Sicilia e successivamente altre zone del territorio nazionale.
Contemporaneamente, fu iniziato il lavoro di sostituzione delle levate alla scala 1.50.000 con quelle più precise alla scala 1:25.000.
I rilievi furono protratti per molti decenni e neppure l’adozione per scopi produttivi (1929) , dopo decenni di sperimentazione, dei metodi di rilievo fotogrammetrico permise di ridurre i lunghi tempi di rilievo.
Per evidenziare il lento procedere di queste attività, si segnalano alcuni episodi tra i più significativi accaduti dal 1928 al 1965 anno in cui fu completato il rilievo alla scala 1:25.000 del territorio italiano:

⦁ tra il 1928 e il 1936 furono svolti i rilievi ex-novo e gli aggiornamenti in varie zone d’Italia; in particolare, nel 1933 furono terminati i rilievi in Sicilia iniziati nel 1928 e nel 1936 conclusi quelli in Piemonte;
⦁ nel 1929 avvenne la prima campagna produttiva di rilievi fotogrammetrici e stereofotogrammetrici (sistema Orel) terrestri nell’alta Valle d’Aosta e sul M. Bianco (15 tavolette), continua negli anni 1930-31 sul gruppo del Gran Paradiso (11 tavolette);
⦁ a partire dal 1937 la quasi totalità dei rilievi ex-novo e degli aggiornamenti cominciò ad essere effettuata con il metodo aerofotogrammetrico e cominciò anche il rifacimento con questo metodo delle tavolette rilevate a suo tempo con il metodo grafico diretto;
⦁ al termine della seconda guerra mondiale, dopo un breve periodo necessario per la riorganizzazione delle strutture produttive, trasferite integralmente a Dobbiaco dai tedeschi nel 1944, i lavori ripresero a ritmo serrato, grazie anche al generoso concorso di fondi e mezzi che gli U.S.A. concessero per lo sviluppo della cartografia italiana e al ricorso a ditte e tecnici privati per sopperire alle deficienze di personale; fu così possibile, tra l’altro, aggiornare molte tavolette in Piemonte e completare nel 1965, con gli ultimi rilievi in Sardegna, la formazione della Carta d’Italia alla scala 1:25.000.

1.7 Le grandi trasformazioni della CARTA D’ITALIA

Rispetto alla originaria impostazione, la Carta d’Italia alla scala 1:25.000 ha subito, attraverso i circa 100 anni occorsi per la completa formazione, diverse modificazioni e trasformazioni nella veste cartografica e nell’inquadramento geometrico.
Come già accennato in precedenza, per molti anni, le levate di campagna furono semplicemente riprodotte e pubblicate in nero.
Intorno al 1930, l’introduzione della fotogrammetria come metodo di rilievo e l’esigenza di migliorare il lato artistico delle tavolette, portarono al ridisegno delle levate, anche se si continuò a stamparle in veste monocolore (nero).
Nel 1946 furono adottati nuovi segni convenzionali e nuovi caratteri per le scritture e le tavolette cominciarono ad essere pubblicate a tre colori(nero per la planimetria, azzurro per l’idrografia e bistro per l’orografia), raggiungendo una espressività e una chiarezza uniche e insuperabili.
L’ultima modifica, infine, si ebbe nel 1957 con l’introduzione della cartografia Stanag a cinque colori: i tre colori fondamentali più il rosso per la classifica stradale ed il verde per la vegetazione ed il fondo boschi.
Anche in questo caso furono ideati nuovi caratteri per le scritture e nuovi segni convenzionali in funzione del nuovo metodo di disegno per l’incisione adottato nell’ambito dell’Istituto.
I suddetti cambiamenti, comunque, per mancanza di personale e mezzi, non furono mai attuati sull’intera copertura del territorio nazionale, per cui oggi la carta al 25.000 si presenta alquanto disomogenea: su un totale di 3.545 tavolette, 848 sono a cinque colori, 1.358 a tre colori e 1339 a un solo colore(nero).

La cartografia alla scala 1:25.000, oltre alle modifiche accennate, ha subito nel tempo anche complesse ed onerose trasformazioni nell’inquadramento geometrico, conseguenti alle innovazioni apportate in campo geodetico già ricordate in precedenza.
Nel 1940 la sostituzione dell’ellissoide di Bessel, orientato a Genova, con quello internazionale, orientato a Roma-M. Mario, costrinse a inquadrare nuovamente tutti gli elementi cartografici per correggere le variazioni subite dalle coordinate geografiche dei vertici e conservare la vecchia e pratica suddivisione degli stessi elementi secondo i valori interi di latitudine e longitudine.
La trasformazione fu attuata per tempi: prima nella zona a Sud del parallelo 43° 40’, ultimata nel 1948; poi nella zona Est del meridiano 0° 30’ Ovest di M. Mario ed a Nord del parallelo 43° 40’; gradualmente in occasione di nuovi rilievi o aggiornamenti per la rimanente cartografia (in alcune zone del Piemonte e della Liguria non è mai stata attuata).
Nel 1948 fu adottata anche per la cartografia la rappresentazione conforme di Gauss-Boaga, in sostituzione della proiezione policentrica di Sansom-Flamsteed, prescelta nel 1875.
Questo cambiamento comunque non comportò modificazioni né nel taglio, né nel contenuto degli elementi cartografici, in quanto le deformazioni massime introdotte dalla nuova rappresentazione, con la scelta dei fusi di 6° e con la riduzione delle coordinate dello 0,4 per mille, non superavano l’errore grafico di 0,2 millimetri insito in ogni carta.
Fu soltanto inserito su tutta la cartografia il reticolato chilometrico nella rappresentazione di Gauss-Boaga, in un primo tempo tracciandolo integralmente, poi indicandolo con dei trattini a margine della carta.
Nel 1951, in seguito ad accordi internazionali, la cartografia italiana fu inserita anche nel Sistema UTM (ED50), basato sulla proiezione conforme Universale Traversa di Mercatore applicata all’Ellissoide Internazionale con orientamento medio europeo.
Il nuovo inquadramento fu in pratica ottenuto rideterminando le coordinate geografiche dei vertici, espresse non più da valori interi di latitudine e longitudine, e sovrastampando integralmente su ogni elemento cartografico il reticolato chilometrico nel sistema UTM, senza modificarne la squadratura e il disegno.
Anche la carta al 100.000 fu inizialmente pubblicata nella veste monocolore, ma in due edizioni distinte: una completa con tratteggio e l’altra con sole curve di livello, cioè senza tratteggio, più adatta per scopi tecnici.
Però nel 1903 fu decisa la pubblicazione della stessa Carta in edizione policroma: le acque blu, le colture in verde, le curve e l’ombreggiatura altimetrica in bistro e il resto in nero.
Per quanto riguarda l’inquadramento geometrico, anche questa Carta è stata interessata nel tempo dalle stesse trasformazioni subite dalle tavolette al 25.000, di cui si è già detto in precedenza.
Un’altra edizione, concepita allo scopo di facilitare la lettura della Carta, con la nuova caratteristica della viabilità in rosso a tratto unico, fu iniziata nel 1910, ma sospesa dopo la prima guerra mondiale, perché non rispondente alle finalità desiderate.
Nuove edizioni furono introdotte in seguito.
Si ricorda quella Stanag, a 7 colori, adottata nel 1960 e basata sugli stessi segni convenzionali e le stesse scritture delle tavolette Stanag al 25.000, opportunamente modificati dei calibri; a tutt’oggi però solo 44 fogli su 278 sono in questa edizione.
Si sottolinea comunque che le modificazioni introdotte non hanno modificato sostanzialmente la veste cartografica originaria della Carta d’Italia al 100.000, sicuramente la più classica tra le varie cartografie prodotte dall’Istituto.

1.8 Le nuove CARTE D’ITALIA alle scale 1:50.000 e 1:25.000

Alla fine degli anni Cinquanta, l’Istituto Geografico Militare pose allo studio una carta d’Italia alla scala 1:50.000, disegnata nella rappresentazione Universale Traversa di Mercatore (UTM) e riferita al sistema geodetico unificato europeo (ED50).
Molteplici furono le ragioni che determinarono questa scelta.
La principale scaturì certamente dall’affermarsi in campo NATO della tendenza ad accantonare le vecchie carte alle scale 1:25.000, 1:100.000 e 1:200.000 e adottare per gli usi militari le nuove carte alle scale 1:50.000 e 1:250.000.
La carta al 50.000, infatti rispetto a quella al 25.000, poteva offrire un campo territoriale quattro volte maggiore, a parità di formato degli elementi, conservando al tempo stesso un contenuto informativo sufficientemente dettagliato, e conseguentemente soddisfare meglio le moderne esigenze militari.
Sulla base degli elementi acquisiti nel corso della realizzazione di un prototipo (Foglio di Trento) furono definite le caratteristiche della Carta come segue:

⦁ ampiezza di ogni foglio 20’ in longitudine per 12’ in latitudine, con origine al meridiano di Greenwich ed all’equatore;
⦁ taglio di ogni foglio corrispondente alla trentesima parte della Carta alla scala 1:250.000 serie 1501, inquadrata a sua volta nella Carta internazionale al milionesimo;
⦁ reticolato UTM tracciato per intero; reticolato chilometrico Gauss-Boaga indicato a margine con appositi simboli
⦁ orografia rappresentata a curve di livello, con equidistanza di 25 metri, integrata dai punti quotati e dallo sfumo;
⦁ stampa a 8 colori, l’edizione normale, a 6 colori, l’edizione con i limiti amministrativi;
⦁ allestimento mediante derivazione dalle tavolette alla scala 1:25.000 mosaicate (ogni foglio contiene circa 6,5 tavolette), ritagliate secondo il riferimento ED50, aggiornate e ridisegnate.

La produzione avviata nel 1964 proseguì con ritmo accettabile fino ai primi anni settanta; successivamente, a causa soprattutto dell’accentuarsi della carenza di personale specializzato, è andata riducendosi.
Nel 1984, con lo scopo di sopperire almeno in parte alla scarsa capacità produttiva interna, la Direzione dell’Istituto ha deciso di appaltare all’imprenditoria privata alcune fasi dell’elaborazione della carta.
La situazione attuale è la seguente:
⦁ 636 fogli per la copertura di tutto il territorio nazionale;
⦁ 485 fogli pubblicati;
⦁ 24 fogli in lavorazione;
⦁ 127 fogli da iniziare il ciclo produttivo;

È di pochi anni or sono (1986) la decisione di dare inizio alla produzione di una nuova Carta alla scala 1:25.000.
Decisione giusta e inevitabile, essendo la cartografia al 25.000 ritenuta ancora oggi validissima per l’efficacia e la completezza della rappresentazione del terreno e come strumento insostituibile di conoscenza e di gestione dell’ambiente geografico.
Le principali caratteristiche della nuova Carta sono:
⦁ proiezione UTM;
⦁ riferimento geodetico ED50;
⦁ dimensioni delle Sezioni 10’ in longitudine per 6’ in latitudine;
⦁ taglio della sezione corrispondente ad un sottomultiplo (un quarto) dei fogli al 50.000;
⦁ orografia e curve di livello (equidistanza di 25 metri) integrate da quote e da tratteggio, stampa a quattro colori.
Per la compilazione si seguono, zona per zona, procedure diversificate in dipendenza della situazione della cartografia esistente.
Nelle zone coperte da tavolette rilevate a suo tempo con il metodo del rilievo grafico diretto, si effettua il rilevamento ex-novo con metodo fotogrammetrico preceduto o seguito da ricognizione sul terreno.
In entrambi i casi il disegno viene effettuato per incisione, smistando i particolari fotografici su 15 tipi separati.
La situazione attuale è la seguente:
⦁ 2290 sezioni per la copertura di tutto il territorio nazionale;
⦁ 810 sezioni pubblicate;
⦁ 95 sezioni in lavorazione;
⦁ 1385 sezioni da iniziare il ciclo produttivo;

Dopo una lunga ed approfondita sperimentazione, è stata anche messa a punto, all’interno dell’Istituto, una linea di produzione che consente l’acquisizione e l’elaborazione interattiva dei dati topocartografici direttamente nella forma digitale, ai fini sia della costituzione della Banca Dati sia della produzione delle nuove sezioni al 25.000 mediante disegno automatico.

1.9 I Sistemi Geodetici in Italia

Nel 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia i servizi cartografici nazionali furono unificati a Torino nell’Ufficio Tecnico del Corpo di Stato Maggiore dell’Esercito. Nel 1865 l’Ufficio Tecnico del Corpo di S.M. fu trasferito a Firenze e nel 1872 fu soppresso e sostituito dall’Istituto Topografico Militare con il compito di produrre la cartografia nazionale. Nel 1882 infine assunse la sua denominazione, che ancora conserva, di Istituto Geografico Militare.
Per dare carattere unitario alle reti esistenti furono effettuati lavori di triangolazione su tutto il territorio nazionale che iniziarono nel 1861 e terminarono nel 1883. Nel 1878 fu anche deciso di procedere alla istituzione della rete di livellazione geometrica al fine di dare la necessaria base altimetrica alla Carta Topografica d’Italia. I lavori, iniziati nel 1878 furono completati nel 1900.
Nel 1875, abolita la proiezione di Bonne, fu adottato il sistema di proiezione Sanson-Flamsteed (o proiezione naturale). La nuova carta d’Italia a scala 1:100.000, terminata nel 1900, era un complesso cartografico policentrico in proiezione naturale. La proiezione è un insieme di trapezi isosceli tangenti alla Terra nel centro della carta stessa. Il centro risulta l’origine del sistema di assi cartesiani ai quali vanno riferiti tutti i punti del trapezio. Gli assi assumono l’orientamento del meridiano medio e del parallelo medio dell’elemento cartografico. Tale proiezione è detta naturale perché ogni elemento cartografico compreso in un raggio di 15Km dal punto di tangenza alla sfera non subisce variazioni sensibili dovute alla sfericità terrestre e quindi ogni elemento della carta può ritenersi equidistante, equivalente e isogono.
Ciascun elemento non poteva però essere collegato, dando continuità geometrica, ai fogli limitrofi. I punti appartenenti a fogli diversi infatti non sono però uniti da alcuna relazione, ovvero risulta impossibile ricavare attraverso le coordinate le rispettive distanze e gli azimut.
In una simile proiezione le relazioni devono essere effettuate passando attraverso le coordinate geografiche, decisamente poco pratiche. Situazione intollerabile per il calcolo di tiri di artiglieria. La produzione viene ottenuta per derivazione dal 25.000 rilevato (tavoletta), suo sottomultiplo, che risulta essere la sua sedicesima parte.

Il sistema geodetico (1902) è l’ellissoide di Bessel orientato a Genova, Istituto Idrografico della Marina, con longitudini contate a partire dal Meridiano di Roma-Monte Mario con orientamento a Monte Telegrafo. La rete di triangolazione viene compensata in più blocchi e dal 1902 al 1945 furono eseguiti lavori di calcolo, di completamento e di ripristino dei vertici, lasciando la rete sostanzialmente invariata.
Il Catasto adotta per la sua cartografia lo stessa sistema geodetico, la rappresentazione è la Cassini-Soldner. Il territorio nazionale viene suddiviso in tante aree, ognuna con un riferimento ad una origine diversa (centro di sviluppo) coincidente con un vertice della rete trigonometrica IGM.
Dalla carta fondamentale furono anche ricavate delle carte corografiche:
⦁ carta Corografica del Regno d’Italia scala 1:500.000 in proiezione Bonne, pubblicata nel 1886;
⦁ Carta corografica generale d’Italia 1:1000.000 in proiezione conica di Bonne ;
⦁ Carta corografica logistica scala 1:200.000, compilata nei primi decenni del XX secolo.
Le esigenze spingono a sostituire la proiezione naturale con altra proiezione che posizionasse su un unico sistema di assi cartesiani gli elementi cartografici.
Nel 1940 il Prof. Giovanni Boaga, geodeta dell’IGM, propone la rappresentazione di Gauss. che verrà adottata nel 1948, di cui studiò ed elaborò formule e tabelle. Il sistema previde la ripartizione del territorio nazionale in 5 zone in altrettanti fusi dell’ampiezza di 3°, successivamente ridotti poi a 2 con ampiezza di 6°. Essi presero il nome di fuso Ovest e fuso Est. I meridiani centrali rispettivamente a – 3° 27’ 08.4” e 2° 32’ 51.6” ad Est di Greenwich.

Nel 1940, secondo quanto auspicato dalla Commissione Geodetica già nel 1924, l’ellissoide di Bessel viene, sostituito con l’ellissoide Internazionale. Nasce così il un nuovo sistema geodetico nazionale “Roma 40”, con l’ellissoide internazionale orientato a Roma Monte Mario, azimut Monte Soratte. Con tale adozione le coordinate geografiche di tutti i punti subirono delle variazioni in conseguenza del mutato sistema di riferimento. Ai meridiani e paralleli che limitavano le carte non corrispondevano più i valori interi secondo i quali era stata progettata la suddivisione dei fogli e delle tavolette. Fu stabilito di rifare la squadratura delle carte secondo i meridiani ed i paralleli del nuovo sistema. Non tutte le carte però hanno subito tale modifica, nel margine superiore di ogni carta un’apposita avvertenza indica l’ellissoide a cui è riferita la squadratura della carta stessa. L’adozione della proiezione di Gauss però non ha reso necessario ridisegnare nuovamente le carte, quelle già esistenti potevano essere infatti considerate, senza differenze apprezzabili, in proiezione Gauss. La deformazione era assorbita dall’errore di graficismo (0.2 mm grafici). Per il nuovo sistema, il “Roma 40”, non viene effettuata una nuova compensazione delle misure di triangolazione. I valori dei lati e degli angoli della vecchia triangolazione già compensata furono tenuti invariati.

Nel 1950 gli stati europei decisero di creare un sistema che unificasse tutti i sistemi geodetici nazionali. La diffusione di nuove macchine calcolatrici permise di effettuare una compensazione dell’intera rete europea. Fu scelto l’ellissoide internazionale ed il centro di emanazione fu stabilito un punto centrale dell’Europa, Potsdam. Le longitudini furono contate da Greenwich. Nel calcolo di compensazione furorono inseriti una selezione delle reti di 1° ordine europee. Il nuovo sistema, denominato ED50 (European Datum 1950), servì per riferire la cartografia dei diversi Paesi. Fu anche assunta la nuova proiezione Universale Trasversa di Mercatore (UTM).
Le proiezioni conformi UTM e Gauss-Boaga sono in effetti identiche e quindi per la esistente cartografia scala 1:25.000 (“tavolette”) è stato necessario semplicemente sovrastampare il nuovo reticolato chilometrico. Dapprima tale reticolato fu riportato solo sulle carte per uso militare, poi fu esteso anche per gli usi civili. Poiché la compensazione geodetica europea non garantiva una precisione maggiore della compensazione nazionale fu deciso di continuare a conservare il riferimento nazionale per la costruzione della cartografia per i rilievi geodetici e topografici.
Nel sistema ED50 le coordinate dei punti trigonometrici italiani hanno ovviamente assunto valori diversi da quelli del sistema nazionale a causa della nuova compensazione. Per limitare le deviazioni della verticale nei punti della rete nelle zone periferiche dell’Europa fu lasciata un valore residuo nel punto di emanazione. La differenza tra le coordinate, in latitudine e longitudine, in ED50 dei punti trigonometrici Italiani è stata poi tabellata. Le differenze, in latitudine e longitudine, sono rispettivamente dell’ordine di circa 6” e 2.5” secondi di arco.
La standardizzazione del taglio dei fusi prevede anche una suddivisione dei fusi stessi in 20 fasce di 8° ciascuna (zone), ognuna contraddistinta con lettere dell’alfabeto. All’interno della zone esiste una ulteriore suddivisione in maglie quadrate di 100Km x 100Km, ognuna delle quali è rappresentata con una copia di lettere per permettere, mediante una più rapida notazione, la individuazione di un punto. Questo sistema è rivolto soprattutto ad usi militari. Ancora per esigenze militari, agli inizi degli anni 60, viene interrotta la produzione di cartografia a scala 1:25.000, e sua derivata 1:100.000, per essere sostituita con la nuova carta “serie 50” a scala 1:50.000 e “serie 250” scala 1:250.000. Le nuove carte sono nel taglio geografico ED50.
La nuova carta serie 50 non riesce a soddisfare le esigenze degli utenti e dopo qualche decennio, nel 1986, si riprende la produzione di cartografia a scala 1:25.000, la nuova serie 25 (“Sezioni”) è un sottomultiplo della carta serie 50.

Nel 1983, per opera del Prof Bencini, fu realizzato il primo vero sistema di riferimento nazionale migliorando notevolmente il “Roma 40”. Vengono utilizzate molte più misure, nuove basi per il dimensionamento, tra cui quella di Piombino misurata con fili invar. e per l’orientamento della rete, viene tutto compensato in un unico blocco per garantire una maggiore omogeneità. L’ellissoide, il punto di emanazione e le coordinate astronomiche vengono conservate quelle vecchie.
Il sistema di riferimento, denominato IGM83, non è però mai stato adottato ufficialmente e può essere utilizzato solo per scopi scientifici. In effetti il cambiamento di sistema di riferimento comporta pesanti modifiche alla produzione cartografica, visti i tempi di produzione necessari a coprire l’intero territorio nazionale (circa un secolo per il 25.000!) ed inoltre ingenera sempre non poca confusione negli utenti, già in difficoltà a convertire i propri dati nei diversi sistemi geodetici esistenti.
Alla fine degli anni 80 inizia la produzione della serie 100/S , la “spaziocarta”, usando immagini da satellite Landsat, seguita poi dalla serie 50/S con immagini SPOT. La produzione iniziò per sopperire alla mancanza di cartografia tradizionale in alcune zone del territorio nazionale.

L’avvento della geodesia satellitare negli anni ‘80 ha portato all’adozione di riferimenti unici in campo mondiale. Il WGS84 definisce il sistema geodetico geocentrico mondiale riferito al 1984. Esso costituisce un modello matematico da un punto di vista geometrico, gravitazionale e geodetico costruito sulle conoscenze scientifiche disponibili al 1984. Il WGS84 è un sistema terrestre convenzionale solidale con la Terra e riferito ad elementi convenzionalmente fissati (Polo medio, Greenwich) a quella data.. Abbiamo quindi fissato una terna cartesiana xyz con origine nel centro di massa convenzionale della Terra ed asse z diretto secondo l’asse di rotazione terrestre convenzionale. A tale terna è associato un ellisse con centro nell’origine ed assi coincidenti con quelli della terna. L’asse x è l’intersezione del piano di meridiano zero (Greenwich) definito sempre al 1984. Il nuovo ellissoide WGS84 ha i seguenti parametri: a=6378137 e f=1/298.257.
La IAG (Associazione Internazionale di Geodesia) per il continente europeo ha definito un sistema di riferimento terrestre (ETRS) e ne ha curato la sua realizzazione (ETRF) nel 1989. Il sistema , denominato ETRF89, è una realizzazione del sistema WGS84.
Per evitare le variazioni annue nelle coordinate (la piattaforma continentale europea si muove in direzione NE di alcuni cm all’anno!) il sistema ETRS89 mantiene le coordinate relative al 1989.
Nel 1990 l’IGM, sotto la direzione dell’allora direttore della Direzione Geodetica dell’IGM, Prof. Surace, inizia una imponente campagna di misure GPS, denominata IGM95, per la determinazione di un nuovo sistema geodetico nazionale. E’ uno dei maggiori progetti portati a termine dall’I.G.M. nello scorso secolo. Furono materializzati circa 1300 punti, tutti facilmente accessibili. La nuova rete è stata compensata ed integrata in quella europea ETRF89. Sulle carte viene indicata come WGS84-ETRF89. La proiezione utilizzata per questo nuovo datum è ancora l’UTM. Cartografia IGM serie 25 “sezioni” è stata prodotta utilizzando la nuova rete, anche se il taglio della carta resta ancora in ED50.
Da poco l’IGM ha completato il calcolo dei parametri che permettono il passaggio tra i sistemi Roma 40-ED50-WGS84. I valori saranno resi disponibili agli utenti agli inizi del 2002.
L’utilizzo del GPS ha reso indispensabile lo studio di un modello molto accurato del geoide per la valutazione dell’ondulazione geoidica (differenze tra le quote ellissoidiche ed ortometriche). L’IGM, in collaborazione con il politecnico di Milano, ha creato un modello che permette di stimare tali scostamenti con accuratezze dell’ordine di pochi decimetri.

1.10 Gli Organi Cartografici (oltre l’I.G.M.)

Istituto Geografico Militare (I.G.M.)
L’IGM ha il compito di supportare sotto l’aspetto geo-topocartografico le Unità e Comandi della Forza Armata. Assolve anche, in virtù della Legge n.68 del 2.02.1960, la funzione di Ente Cartografico di Stato responsabile delle informazioni geografiche ufficiali di base.
L’Istituto è, pertanto, Ente Militare che oltre a soddisfare le necessità dell’Esercito deve far fronte in maniera continuativa anche ad esigenze di carattere civile nonché a produrre beni e servizi soggetti a leggi di mercato.

Istituto Idrografico della Marina (IIM)
Nel 1867 fu nominata una “Commissione Idrografica” e successivamente nel 1872 “Ufficio Centrale Idrografico della R. Marina” con sede a Genova. L’Ufficio, nel 1897, diventa infine l’attuale “Istituto Idrografico della Marina”. L’attività dell’IIM riguarda:
⦁ produzione e diffusione della documentazione necessaria alla condotta della navigazione (carte nautiche, portolani, ecc. scale 1:1000 o minori)

Centro Informazioni Geotopografiche Aeronautiche (CIGA)
Ha sede a Roma presso l’aeroporto di Pratica di Mare.
L’attività del CIGA riguarda:
⦁ l’allestimento e la pubblicazione delle carte aeronautiche in collaborazione con l’I.G.M. (scale 1:250.000 o minori)

Servizio Geologico Nazionale
Ha sede a Roma.
L’attività del SGN riguarda:
⦁ l’allestimento e la pubblicazione della Carta Geologica d’Italia
Utilizza come base topografica le carte I.G.M. dapprima a scala 1:100.000 successivamente a scala 1:50.000.

Direzione Generale del Catasto
Ha sede a Roma.
L’attività del Catasto riguarda:
⦁ l’allestimento di carte catastali del territorio nazionale con lo scopo di determinare la proprietà fondiaria per imporre le imposte (scala 1:500)

Non sono Organi cartografici ma comunque producono autonomamente cartografia a media e grande scala (1:1000 – 1:25.000) Enti: Regioni, Provincie e Comuni.

1.11 Le serie cartografiche IGM

Carta topografica serie 25/V – “Tavoletta
La carta si compone di 3545 elementi alla scala 1:25.000, denominate “tavolette” che hanno dimensioni di 7′ e 30″ in longitudine e 5′ in latitudine. La carta è tutta pubblicata.
La quasi totalità degli elementi è inquadrata nella rappresentazione conforme Gauss-Boaga, nel sistema Geodetico nazionale (ellissoide orientato a Roma Monte Mario – “Roma 40”) con reticolato chilometrico UTM riferito al sistema europeo (ED50) . Proviene in gran parte da rilievi fotogrammetrici. Ha l’orografia a curve di livello con equidistanza generalmente di 25m. E’ pubblicata in B/N, a 3 e 5 colori. La sua produzione è cessata.

Carta topografica serie 100/V – e 100/L
La carta si compone di 277 elementi alla scala 1:100.000, denominati “fogli” che hanno dimensioni di 30′ in longitudine e 20′ in latitudine. La carta è tutta pubblicata. La sua produzione è cessata
La quasi totalità degli elementi è inquadrata nella rappresentazione conforme Gauss-Boaga, nel sistema Geodetico nazionale (ellissoide orientato a Roma Monte Mario – “Roma 40”). La carta è derivata da rilievi alla scala 1:25.000. Ha l’orografia a sfumo e curve di livello con equidistanza generalmente di 50m. E’ pubblicata in due serie:
⦁ 100/V a 5 colori o , per alcuni fogli, a 7 colori, con l’orografia a sfumo e curve di livello.
⦁ serie 100/L a 2 colori con limiti amministrativi e l’ubicazione delle sedi comunali in viola.

Carta topografica serie 25
La carta si compone di 2298 elementi alla scala 1:25.000, denominati “sezioni” che hanno dimensioni di 10′ in longitudine e 6′ in latitudine. La carta è in corso di allestimento.
Elaborate con rilievo aerofotogrammetrico numerico o analogico e successivamente disegnate con metodologie automatiche o manuali. E’ inquadrata nella rappresentazione conforme UTM, nel sistema Geodetico ED50 (ellissoide internazionale con orientamento medio europeo). Ha l’orografia a sfumo e curve di livello con equidistanza di 25m. E’ stampata a 4 colori. E’ sottomultiplo della carta serie 50 (un quarto) ed abbraccia una zona di 150Km2 contro i circa 100Km2 della “tavoletta”. La Carta Tecnica Regionale (CTR) a scala 1:10.000 ed 1:5000 sono suoi sottomultipli (rispettivamente sedicesima parte e trentaduesima parte).

Carta topografica serie 50 – e 50/L
La carta si compone di 636 elementi alla scala 1:50.000, denominati “fogli” che hanno dimensioni di 20′ in longitudine e 12′ in latitudine. La carta è in corso di allestimento.
E’ inquadrata nella rappresentazione conforme UTM, nel sistema Geodetico ED50 (ellissoide internazionale con orientamento medio europeo). La carta è derivata da rilievi alla scala 1:25.000. Ha l’orografia a sfumo e curve di livello con equidistanza di 25m. Di questa carta è disponibile anche il plastico in resina vinilica E’ pubblicata in due serie:
⦁ 50 a 6 colori con l’orografia a sfumo e curve di livello.
⦁ serie 50/L a 3 colori con limiti amministrativi in viola.

Carta da satellite serie 50/S
La carta si compone di 636 elementi alla scala 1:50.000, denominati “fogli” che hanno dimensioni di 20′ in longitudine e 12′ in latitudine. La carta è in corso di allestimento.
E’ inquadrata nella rappresentazione conforme UTM, nel sistema Geodetico ED50 (ellissoide internazionale con orientamento medio europeo). La carta è ricavata dai dati pancromatici rilevati dai sensori HRV montati sui satelliti SPOT. E’ riportata la toponomastica dei principali centri abitati e degli elementi orografici ed idrografici più significativi. E’ stampata in B/N. La produzione di questa carta è principalmente dedicata alle aree dl territorio nazionale ancora sprovvista di cartografia a scala 1 :50.000 e risulta utile per integrare il contenuto informativo della cartografia tradizionale.

Carta topografica serie 200/V
La carta si compone di 67 fogli alla scala 1:200.000 che hanno dimensioni di 1° 30′ in longitudine e 40′ in latitudine. Di questa carta è disponibile solo il plastico in resina vinilica. La carta è tutta pubblicata. La sua produzione è cessata
E’ inquadrata nella rappresentazione conforme Gauss-Boaga, nel sistema Geodetico nazionale (ellissoide orientato a Roma Monte Mario – “Roma 40”). La carta è derivata dai fogli scala 1:100.000. Ha l’orografia a sfumo e curve di livello con equidistanza generalmente di 100m. E’ stampata a 13 colori. La serie è incompleta. I fogli relativi alla Sardegna non sono disponibili.

Carta topografica serie 250
La carta si compone di 15 fogli alla scala 1:250.000 di dimensioni variabili a seconda della estensione delle Regioni amministrative.
E’ inquadrata nella rappresentazione conforme Gauss-Boaga, con l’origine della longitudine corrispondente al meridiano di Greenwich. In ciscun foglio sono rappresentate una o due Regioni. Ha l’orografia a sfumo e curve di livello con equidistanza generalmente di 100m. E’ stampata a 13 colori. E’ in corso di allestimento e sostituirà la cartografia della serie 200/V.

Carta “Il Mondo 1404” serie 500
La carta si compone 14 fogli alla scala 1:500.000, che hanno di norma dimensioni di 4° in longitudine e 2° in latitudine.
E’ inquadrata nella rappresentazione conforme di Lambert con l’origine della longitudine corrispondente al meridiano di Greenwich e con reticolato UTM riferito al sistema geodetico europeo (ED1950). Ha l’orografia a tinte ipsometriche. E’ stampata in 12 colori.

Carta “Il Mondo 1301” serie 1000
La carta si compone di 6 fogli alla scala 1:1000.000, che hanno dimensioni di 6° in longitudine e 4° in latitudine.
E’ inquadrata nella rappresentazione policonica modificata con l’origine della longitudine corrispondente al meridiano di Greenwich e con reticolato UTM basato sull’ellissoide di Clarke modificato. Ha l’orografia a tinte ipsometriche con l’altimetria espressa in metri. E’ stampata in 7 colori.

Carta “Il Mondo (JOG) 1501” serie 250/G
La carta si compone di 39 elementi alla scala 1:250.000, denominati “fogli” che hanno dimensioni di 2° oppure 1° 30′ in longitudine e 1° in latitudine.
E’ inquadrata nella rappresentazione conforme UTM, nel sistema Geodetico ED50 (ellissoide internazionale con orientamento medio europeo). Ha l’orografia a sfumo e curve di livello con equidistanza di 100m. Le informazioni areonatuche, sovrastampate in viola sono aggiornate dal CIGA. E’ stampata in 7 colori. E’ aggiornata ogni 6 anni.

Carta “Il Mondo (JOG) 1501” serie 250/ARIA
Ha le stese caratteristiche della carta 250/G. Le differenze sono:
⦁ l’altimetria e la batimetria sono espresse in piedi e l’orografia che è a sfumo a tinte ipsometriche con equidistanza di 330 piedi. Sono evidenziati i valori di quota massima nei quadrangoli di 15′ , utili per la sicurezza del volo. Le informazioni aeronautiche, sovrastampate in viola sono aggiornate dal CIGA ogni due anni sulla base della serie 250/G. E’ stampata in 10 colori a cura del CIGA.

Bibliografia

⦁ Cavicchi – Elementi di cartografia 2° edizione 1925
⦁ Traversi – Tecnica cartografica
⦁ Territorio senza Confini – Schede orientamento didattico
⦁ Piero Bencini – Appunti di Cartografia
⦁ Renzo Maseroli – Il sistema di riferimento WGS84 – Bollettino di Geodesia anno LIV – n2
⦁ Luciano Surace: La georeferenziazione delle informazioni territoriali Bollettino di Geodesia anno LVII – n2
⦁ Catalogo IGM anno 1996
– Surace L., Il progetto IGM95 in “bollettino di Geodesia e scienze affini” n. 3 del 1993
⦁ Appunti di studi accademici militari

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