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Sei in Prima Pagina Argomenti Le rubriche degli amici I racconti di Francesca E Lui ritrovò se stesso

E Lui ritrovò se stesso

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I racconti di Francesca


Amici frequentatori di Babelweb, con il racconto che segue inizia la collaborazione con Francesca De Fontaine, giornalista e scrittrice di successo che benevolmente ha concesso l'autorizzazione a pubblicare alcuni dei suoi lavori sulle nostre pagine. Ovviamente Babelweb.it è fiero di questa nuova amicizia ed orgoglioso di annoverare Francesca tra i frequentatori di questo sito web.

Nelle righe dei suoi brevi racconti Francesca non solo riesce ad appassionarti nella lettura, ma ti coinvolge facendoti provare le stesse emozioni che provano i suoi personaggi. Ne vivi la stessa atmosfera e gioisci o soffri come loro. Nelle prossime settimane ne saranno pubblicati altri ma, nel frattempo, non mancate di correre in libreria ad acquistare i suoi due primi libri:
Anatomia di una molestia... con delitti edito da Mef Firenze e Intrighi in Convento... con delitti edito da Seneca Edizioni Torino.

 Grazie Francesca!

OkNotizie

Dal libro Racconti

L’agonia psicologica era iniziata fin dal primo giorno. Un malessere interiore angoscioso, mai conosciuto, che l’accompagnava ovunque senza lasciarlo libero un solo istante. Che prendeva forma lenta, ma progressiva. Che improvvisamente invadeva tutto il suo essere fino a rubargli il respiro. Una inquietudine che spingeva dal sub-conscio per giungere a galla e che “Lui” istintivamente respingeva con forza, quasi fosse atterrito dall’eventualità di conoscerne il volto. – Aveva perso la possibilità di esternare il suo ‘potere’ e conseguentemente l’unica ‘occupazione’ che conoscesse. Non esistevano altre strade onde indirizzare il restante percorso di vita. Vegetava, ed interiormente era un moribondo.- Ma se di giorno le consuetudini potevano riuscire a distrarlo da questo nuovo stato di strisciante depressione, tanto da indurlo uscire la mattina all’orario di sempre, in modo che i vicini non lo sapessero in pensione, di notte si sprigionava mediante i sogni ciò che durante la veglia aveva represso. Sogni che se dimenticava o no, lasciavano nel suo animo un forte ed inquieto disagio. Già, questo proprio a “Lui”, cui nulla, proprio nulla nell’arco del suo vissuto, era riuscito minimamente a scalfirgli il prorompente ego. “Lui ” un uomo sempre impegnato verso un lavoro grazie al quale aveva avuto la possibilità di toccare alte vette. “Lui.”

Correva. Correva per una strada di campagna. Tutto intorno era spaventosamente buio. Ogni tanto si voltava indietro per rendersi conto da chi stesse fuggendo. Ma non lo sapeva. Si scontrò con una cancellata, chiusa. Gli occorreva la chiave. Un luccichio fra l’erba lo fece chinare e la trovò. Coltala la infilò nella serratura ma girava a vuoto. Sentiva di dover uscire a tutti i costi, che la salvezza era al di là. Disperato, pensò di scavalcarla ma, quando alzò la testa, si rese conto che la cancellata era troppo alta, praticamente un tutt’uno con il cielo. Ad un tratto ebbe la certezza che qualcuno lo stesse toccando. Il terrore gli attanagliò la gola. Si voltò per vedere chi fosse.

Di soprassalto si svegliò. Di nuovo non consapevole verso quel qualcosa che gli lasciava un senso di impotenza angosciante. Si rigirò nel letto, aprì gli occhi, li richiuse e riprese a dormire.

Si trovò in un letto che non era il suo, però accanto a sé c’era la moglie rivolta verso la parete opposta. Venne preso da un raptus improvviso: spaccarle la testa. Senza soffermarsi a pensare si girò verso il comodino, allungò il braccio destro e afferrò la lampada ma, quando la rotazione del braccio era sul punto di terminare l’arco dei centottantagradi, uno stiramento totale di gambe e braccia della moglie lo fece sobbalzare.

Si svegliò di nuovo. Una scarica di adrenalina lo aveva bagnato sin alla punta dei capelli. Guardò l’orologio: le due e un quarto. Troppo presto per alzarsi. Sua moglie accanto dormiva respirando a ritmi regolari.

In un attimo capì tutto: era Lei la causa del suo malessere. Lei l’elemento di ostacolo alla sua libertà, il limite per estrinsecare al massimo tutte le sue potenzialità. «Maledetta, sempre bisognosa di sentimento. Io sono libero dal sentimento» le gridava. E ancora: “Sono indipendente, io. Voglio soddisfare tutta la mia potenzialità di maschio senza storie d’amore, perché sono quelle che ti rovinano la vita, come tu l’ hai rovinata a me. Il mio prossimo impegno? Lusingare un sacco di donne.” Si ritrovò con un fucile in mano, finalmente un cacciatore alla ricerca. Un dubbio lo prese: “ Non potrò mai gustare il sapore della cacciagione, quella carne mi disgusta. Non fa niente –scusò se stesso - “l’importante è soddisfare il piacere della conquista della preda”. Per analogia, pensò che non importa, se appena una donna entra nel tuo letto, l’interesse verso di lei è già esaurito. Quello che conta è l’affermazione di sé mediante la seduzione. E si inventò un mondo colmo di donne vogliose e disponibili, dove desiderio e soddisfazione vivono in simbiosi.

Non capì cosa lo avesse disturbato ma questa volta si trovò sveglio del tutto. Guardò l’orologio: un quarto alle sette. Le prime luci del mattino tentavano di entrare dalle fessure delle finestre e nella semioscurità della stanza si accorse che il posto al suo fianco era vuoto. Quindi la moglie era già alzata. Dato che riprendere sonno era oramai fuori discussione, scese dal letto. Arrivò al bagno. La luce era accesa e la porta semiaperta. Sbirciò. In un effluvio fortemente sensuoso, profumi di donna cosparsi per l’aria avvolgevano un corpo seminudo colmo di palpitante femminilità.
Il tarlo interiore, suo compagno di viaggio, gli chiese: -“Già pronta a quest’ora? Che fretta, per andare dove?” – Notò poi, che benché madre dei suoi tre figli il tempo era stato molto gentile con lei. Un corpo morbido, sinuoso e due seni burrosi maliziosamente trattenuti da raffinata biancheria. Entrò. Le si avvicinò e, come non faceva da tempo, allungò quelle grandi robuste e pelose mani sui fianchi di lei, ma si sentì immediatamente dire:- “Debbo preparare la cena per la festa di stasera. E tu non vai a lavorare?” – si espresse con tono volutamente ironico mentre sollevava da sé con decisione, le mani di “Lui”. Una scarica saettante lo trafisse dalla testa ai piedi. Era fortemente scosso. Non si sarebbe mai aspettato che proprio sua moglie si permettesse di trafiggere così brutalmente il suo ego .-“Ma oggi è un giorno festivo – disse in risposta - come puoi pensare che possa avere impegni. ”- “Io sì invece. Anzi sono già in ritardo.” - concluse “Lei” lasciando la stanza da bagno, mentre “Lui” vinto, non sapendo neppure da che cosa, la seguì chiedendole con noncuranza: – “Quanti saremo a cena?”- “ In nove.

Quattro coppie rispose. E con sufficienza continuò - La nona persona è il regista separato dalla moglie.” Fu come glielo disse che lo disturbò. Come se la notizia del regista, non accompagnato da una donna, non presupponesse nessun aspetto di novità ma piuttosto un fatto caduto nella consuetudine. ‘Consuetudine’, banalizzò il tarlo. ‘Consuetudine già sulla bocca di tutti’ continuò come per denigrarlo. La saetta del dubbio, che sua moglie se la intendesse con il regista, si impadronì di “Lui”. ‘Il dubbio ’, gli raspava dentro il tarlo. E’ il dubbio che lacera interiormente. Il dubbio strazia per il suo acume molto di più che una certezza. In un istante riemerse dal baule della memoria il ricordo delle cene trascorse con il regista, sistemato nell’altro capo del tavolo, ‘sto’-stronzo’, con accanto una ragazza sempre diversa. E che dimensione esprimeva di sé, ‘sto’ stronzo’, e di come gli sguardi e le attenzioni di tutti fossero rivolti verso lo stronzo.

Particolari significativi a cui allora non aveva fatto molto caso, comunque interiorizzati, dato che gli erano giunti al conscio per infastidirlo. Ebbe un morso stizzoso allo stomaco pensando di rivederselo arrivare solo, nella ‘sua casa’, a far da ‘padrone’. Una prova. Certo, il fatto che questa volta venisse da solo, era la prova che sua moglie se la intendesse con lui. Chissà da quanto tempo.
Grave disattenzione personale, se non se ne era minimamente accorto. Un senso di squilibrio emotivo, si impadronì di “Lui”, come se qualcuno gli avesse tolta la sedia nel momento in cui si accingeva a sedersi, nell’ambito dell’ ampia ilarità dei commensali. Si sentiva proprio un ‘benemerito’ coglione. Un tremore saettante lo portò alla consapevolezza che questa volta era veramente perso. Tutto il peso ansioso sostenuto negli ultimi due mesi, quando entrò in pensione, si dileguò per lasciare il posto ad una triste realtà: c’era stata una donna nella sua vita, vissutagli amorevolmente accanto. Ora non più. In modo convulso, annaspando dentro di sé cercò di trovare, proprio per rivalsa, qualcosa a cui aggrapparsi, ma inutilmente. Nulla poteva sostituirsi a ciò che aveva perso. Attorno a sé c’era solamente il vuoto. Si era impigliato in una spirale vertiginosa di cui non conosceva il fondo. Ad un tratto qualcosa lo distrasse dai suoi pensieri. Era la voce della moglie che gli diceva qualcosa. Rispose con un cenno della testa, senza aver percepito nessun contenuto. La osservò di sottecchi e vedendola serena si sentì lievemente sollevato. E distrattosi dai suoi pensieri le chiese se poteva avere il piacere di aiutarla in cucina. Lei approvò con meraviglia, ma approvò. - “Potresti lavarmi i moscardini, mentre faccio frullare la frutta.” disse lei allungandogli un coccio colmo di molluschi. Consuetudine di famiglia era che quando si voleva fare qualcosa di nuovo si cucinasse la zuppa di moscardini e la pasta al sugo di pesce. Guardò la moglie: la vide disattenta nei suoi confronti ma cordiale. ‘La cordialità che si concede ai cornuti, prima di avvisarli ’. - si intromise il tarlo. Respinse la provocazione decidendo di lasciarsi andare, immergendosi in quella atmosfera, al di fuori di sé, che si configurava serena. Sentiva talmente il desiderio della presenza di Lei che avrebbe accettato qualsiasi cosa pur di averla vicina per condividere. Si mise all’opera. Prese il coccio di moscardini, li versò direttamente nel lavello aprendo il rubinetto per far scorrere acqua in abbondanza. Non seppe a chi dare la responsabilità: ad un destino malvagio magari, all’inesperienza o alla pura imbecillità personale quando in un solo flutto vide tutti i piccoli molluschi svanire risucchiati nello scarico del lavello. In un solo attimo una scossa elettrica lo trafisse dalla testa ai piedi e sembrò avvinto da una crisi epilettica in quanto tremore al cervello, mani e piedi fu tutt’uno.
Stravolto, anelava che comparisse un’ onda burrascosa per avvolgerlo e sotterrarlo per sempre. Immobile con lo sguardo fisso nel vuoto, restava in attesa che tutta la potenzialità e capacità intrinseca della moglie, femmina disattesa da tempo potesse trovare parole di vendetta. Lei dapprima sgranò gli occhi interdetta rimanendo senza parole, poi scoppiò in una fragorosa e lunga risata, tanto da essere costretta a stringersi con le mani i reni divenuti doloranti, mentre aleggiava nell’aree della grande cucina. Lui le sorrise incredulo. Disarmato le si avvicinò. Abbracciandola e stringendola, la sentì fremere. E presa fra le braccia, la portò in camera e appropriatosi del lettone ogni barriera fra loro crollò. Finalmente nudi si trovarono travolti in una totale fusione di fantasie e desideri a lungo repressi. Una forza devastante si impadronì di entrambi e mentre Lui allungava quelle manone esplorandola seguendo ogni curva ed ogni interstizio Lei lasciava fare, avida e famelica leonessa. Si estraniarono dal mondo. Tutto era fuori di loro, il vissuto trascorso annullato, unico modo giusto per una nuova iniziazione.

Con grande sorpresa, senza neppure rendersene conto, “Lui” ritrovò se stesso nel bel mezzo di un’ampia autostrada colma di infinite possibilità.

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