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Sei in Prima Pagina Argomenti Le rubriche degli amici Gli articoli di Mario Il gioco più antico al mondo (tramandato da padre in figlio)

Il gioco più antico al mondo (tramandato da padre in figlio)

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Gli articoli di Mario


Tutto si svolge in poche ore, l'inizio, la partita e la fine. E' la metafora della Vita, è la simulazione dell'esistenza, è la battaglia tra il bene ed il male, è il gioco più antico del mondo.
Lo scontro tra due eserciti, i generali che comandano e i soldati che si sacrificano. Non ci sono prigionieri, solo eroi e martiri.
Sembrerebbe una storia di altri tempi ed invece avviene ogni giorno nella nostra modernissima società. 

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Io avevo sette anni quando scoprii questo mondo dicotomico, popolato da bianchi e da neri.
Le azioni di ogni singolo personaggio sono espressione di regole precise, ciascuna componente di questo pianeta ha una sua ben precisa forza, nessuno è imbattibile e, come in un cerchio, non esiste un vertice capace di esprimere l'assoluto.

Tutto ruota, come sempre, intorno ad un uomo e la sua donna ma, a differenza di quanto accade ancora oggi in molti paesi, in questo antico universo è il gentil sesso a disporre di una libertà di movimento impensabile per gli altri. Lei è una regina, espressione di agilità e spietata bellezza. La vita di questa donna è dedicata interamente al cospetto del suo uomo. E' capace di sacrificarsi pur di salvare l'amato, un re arroccato nel castello, difeso da tutti i suoi fedeli soldati attento a sfuggire ai continui complotti dei suoi nemici.

Durante la guerra tra bianchi e neri avvengono cruenti perdite e sacrifici eroici, non esiste il tradimento, la fedeltà ai propri colori è il sentimento che guida la battaglia. Le lance degli alfieri possono scontrarsi con i salti dei cavalli, la corsa dei fanti può fermarsi bruscamente e al tempo stesso ribaltare l'esito della conflitto. Le torri bianche e nere disposte agli antipodi del "villaggio" rappresentano i vessilli dei due eserciti, guai se il nemico se ne impossessa!
E' una guerra violenta, mefaforica, reale.

Ragazzi, sto parlando degli scacchi, uno dei giochi più antichi ed amati al mondo.
Io sono un appassionato di questo antico hobby, un esercizio per la mente senza eguali, un divertimento da condividere con gli amici ed appassionati, uno sfogo della fantasia ed un'arte da studiare, ad ogni età.

Anni fa mio padre lo insegnò a me, ieri l'ho spiegato a mio figlio, ora giochiamo insieme, rispettiamo le regole senza troppe pretese.
Quando Paoletto, con la sua piccola mano, durante la "partita" ha preso il pedone e mi ha mangiato la regina ha esclamato con la sua voce candida come solo un bimbo di quattro anni può avere: «papà, non l'avevi previsto?».
L'ho guardato, ho sorriso riconoscendo in quelle parole una mia espressione ed ho risposto felice: «no Paolo, non l'avevo previsto» Sorridente


Mario Monfrecola, webmonster di Faccebook.eu - il blog dei "mostri"

 

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